Ex asso dell’aviazione, spia internazionale, Vendicatrice, Difensore ed avventuriera spaziale, dopo essere stata esposta ad un macchinario alieno che le ha donato una forza sovrumana, il potere di volare e quello di emettere od assorbire energia,Carol Danvers è...

#13 – Le idi di Marvel

di Fabio Furlanetto

 

Wakanda, quasi 2.000 anni fa

Carol Danvers si rigira nel letto, risvegliata dalla luce del sole. Allunga una mano verso la metà che normalmente sarebbe occupata da suo marito, se questa fosse la sua casa. O la sua epoca.

Se fosse ancora completamente umana, troverebbe la temperatura troppo elevata per essere confortevole per un’americana di Boston. Coprendosi con un lenzuolo si avvicina alla finestra: si trova al secondo piano di un’abitazione in legno che potrebbe essere uscita dal medioevo.

Ha una buona panoramica su una città in fermento: a parte la mancanza di vestiti occidentali e di alta tecnologia, non è molto diverso da un odierno mercato wakandano.

Carol si volta quando sente scattare una serratura. Raggiunge la sedia su cui ha adagiato il suo costume da Capitan Marvel ed afferra un piccolo dispositivo inserito all’altezza del collo, giusto in tempo per osservare la porta aprirsi.

Una donna che non indossa niente al di sopra della cintola, com’è usanza in questo periodo a Wakanda, entra nella stanza tenendo in mano un catino pieno d’acqua.

-Non ho chiesto il servizio in camera – scherza Carol, attivando il traduttore universale.

-Mi è stato ordinato di rendervi presentabile, strega bianca. Siete stata convocata dalla Pantera Nera.

 

Palazzo della Pantera

Nonostante le insistenze della servitrice, Carol si è rifiutata categoricamente di indossare gli abiti che le hanno offerto: non scandalizzarsi per le usanze locali non significa che sia il caso di condurre una visita reale in topless. Le guardie sembrano innervosite dalla sua presenza; da quel poco che ha sentito, nessuno di loro deve ancora aver incontrato un bianco che non sia stato un invasore.

Carol raggiunge la sala del trono, che trova sorprendentemente simile a quella del sovrano della sua epoca, T’Challa. Non vede una grande somiglianza con l’uomo che siede al suo posto, cosa non troppo sorprendente: anche se ci fosse davvero una discendenza diretta, sono pur sempre separati da diversi secoli. Hanno comunque una cosa in comune: il costume di Pantera Nera, o data l’occasione forse dovrebbe dire l’abito cerimoniale.

-Strega bianca. Io sono N’miri, Pantera Nera di Wakanda. Qual è il tuo nome?

-Capitan Marvel, Maestà. Grazie per avermi ricevuta – lo saluta Carol, con un leggero inchino.

-Non ti sei dimostrata ostile, a differenza dei barbari bianchi che hanno tentato di invaderci. Ti ho dato ospitalità come gesto di pace, ma la fiducia è qualcosa di più arduo da ottenere. Perché sei qui?

-Non ho oltrepassato il confine di mia volontà, Pantera Nera; anzi, vi chiedo scusa per l’intromissione. La verità è che mi sono persa e non so come tornare a casa.

-Abbiamo esplorato ogni angolo di questo continente, ma dal pallore della tua pelle sospetto che la tua casa sia più lontana. Come possiamo aiutarti a trovarla?

-Ecco, avrei qualche domanda. Per esempio, in che anno siamo esattamente? I tuoi uomini hanno accennato a dei tentativi d’invasione dell’Impero Romano...

-Tu non provieni dall’Impero di Roma, vero? – chiede N’miri, irrigidendosi. Anche le guardie sembrano innervosite da questo sospetto.

-No no, tranquilli. Certo è strano... non sono esperta di storia antica, ma non credevo che Wakanda avesse avuto contatti con l’occidente in questo periodo. Cosa potete dirmi di questo Impero?

-Siamo a conoscenza della loro civiltà da decenni, e credevamo fossero troppo primitivi per rappresentare un pericolo. Non si erano mai avventurati così in profondità nel nostro continente da raggiungerci, ma nell’ultimo anno hanno inviato diversi contingenti di soldati nel tentativo di conquistarci. Soldati accompagnati da mostri che sembrano umani ma con strani poteri magici.

-Come me. Capisco perché non vi fidiate del tutto, ma voglio solo tornare a casa. Maestà, può sembrare una domanda strana ma... avete mai sentito di qualcuno capace di muoversi nel tempo?

-Conosco la leggenda del Faraone Rama-Tut, nel lontano Egitto. Molto interessante che anche tu la conosca, Capitano: sappiamo che la base dei soldati romani che hanno tentato l’invasione si trova proprio in quelle terre. Suggerisci forse che Rama-Tut sia risorto?

-No, ma è una pista da seguire che potrebbe portarmi a casa. Grazie per le informazioni, Maestà; lascerò subito il vostro regno per investigare.

-Soltanto una domanda, Capitano. I miei filosofi di corte sospettano che tu non provenga solo da un altro luogo, ma anche da un altro tempo. Forse provieni dal futuro, come Rama-Tut. Se è così, donna, dimmi: il mondo sarà mai in pace con Wakanda?

-Non posso dire molto, Pantera Nera, se non questo: solo se Wakanda continuerà a credere in un futuro migliore avrò una possibilità di salvare il mondo.

Capitan Marvel si congeda con un inchino, lasciando l’attuale Pantera Nera a riflettere sulle sue parole.

 

Sui cieli dell’Africa

E’ passata più di una settimana dall’ultima volta in cui Carol Danvers ha visto suo marito e le sue figlie, perlomeno dal suo punto di vista: mancano svariati secoli alla loro nascita.

Mentre sorvola un continente pressoché incontaminato, Carol cerca di non pensare a loro e concentrarsi sulla missione; cosa non facile, perché se suo marito fosse presente la sua passione per la storia le risulterebbe estremamente utile.

“Allora, qualcosa non quadra. Rama-Tut è vissuto quanto, tremila anni prima di Cristo? Duemila? Non ho idea in che anno siamo, ma se esiste già l’Impero Romano siamo migliaia di anni da quando i Fantastici Quattro sono passati di qui. Se non altro non corro il rischio di incontrare me stessa [i] , ma vuol dire che non c’è una macchina del tempo nei paraggi. Però se non ricordo male gli archivi dei Vendicatori, Rama-Tut è tornato nell’antico Egitto dopo essere stato Kang e poi è tornato nel presente mettendosi in animazione sospesa. [ii] Forse può essere il mio biglietto per tornare nel mio tempo!”

Le sue riflessioni sono interrotte quando raggiunge l’Egitto: l’epoca del suo massimo splendore è già passata da secoli, ma per quanto Carol non sia un’appassionata di storia è difficile non restare a bocca aperta. Non dovendosi preoccupare di radar o telecamere scende più di quanto non farebbe normalmente, ammirando dall’alto i resti ancora relativamente recenti della grande civiltà.

Ed è ancora più sorpresa quando raggiunge la Grande Piramide di Giza. Non solo perché il suo stato di preservazione è impareggiabile rispetto all’immagine che ne ha il mondo moderno, né perché la Sfinge che si erge di fronte ad essa è ancora intatta... ma perché a fianco di queste meraviglie del mondo antico c’è qualcosa di incongruo: un enorme anfiteatro romano.

“Okay, questo me lo ricorderei dai libri di storia. Che diavolo succede!?” si chiede.

-Tu non dovresti essere qui – dice una voce maschile alle sue spalle. Capitan Marvel si volta di scatto, ritrovandosi faccia a faccia con un muscoloso uomo di colore che sta volando come lei.

-Hey, come hai fatto a... – inizia a chiedere Capitan Marvel, schivando poi un attacco scagliato con velocità sovrumana: l’uomo ha appena cercato di colpirla con un grosso martello.

-Senti, non sono qui per combattere, va bene? Si può sapere chi sei!?

-Combatti per Drusus o muori! – grida l’uomo, volando verso di lei.

-Non ho tempo per questo – taglia corto Capitan Marvel, schivando senza troppi problemi l’attacco; l’uomo si dimostra non solo molto più veloce del previsto, ma anche molto più forte: dopo averla afferrata per la caviglia, la scaraventa verso terra come se nulla fosse.

Tutto avviene così rapidamente che Capitan Marvel comprende che cosa è successo solo dopo essersi schiantata violentemente al centro dell’anfiteatro.

-Okay. Quest’epoca sta davvero iniziando ad infastidirmi – commenta Capitan Marvel fluttuando fuori dal buco creato dal suo impatto... e sentendosi ancora più confusa di prima.

E’ accerchiata da una dozzina di uomini in quelle che immagina siano tenute da gladiatore, ma questa è praticamente l’unica cosa che ha senso. E’ subito chiaro che non tutti loro sono umani: c’è chi ha ali da pipistrello, chi ha la pelle di metallo, chi emana fuoco verde dagli occhi, insomma sembra un gruppo più adatto alla Scuola Xavier che all’antica Roma.

-Adesso Drusus vuole anche che combattiamo le donne? – si lamenta uno dei gladiatori.

-Non c’è fine alla sua depravazione!? – gli fa eco un altro.

-O forse è un premio per averlo servito bene – conclude un terzo, leccandosi le labbra con una lingua da serpente. Capitan Marvel stringe i pugni, che iniziano a brillare di energia.

-State indietro. Qualcuno vuole dirmi che diamine sta succedendo!? – chiede il Capitano.

L’uomo di colore scende a terra, accompagnato da un bianco con pizzetto che indossa una toga bianca: è più vecchio di lui, e sta volando con la stessa facilità.

-Uhm, davvero interessante, non trovi vecchio mio? – chiede il più anziano.

-Dai l’ordine e la schiaccerò per te – risponde il primo, picchiando il martello contro il palmo della propria mano: è più rumoroso di un tuono, e convince gli altri gladiatori ad avvicinarsi.

L’uomo con il pizzetto fissa Capitan Marvel dalla testa ai piedi; c’è qualcosa in lui che le fa accapponare la pelle al solo sguardo.

-Guardala: umana, ma anche qualcosa di più. Forse... Kree, se non sbaglio?

-Che cosa sai dei Kree? Chi sei!? – chiede Capitan Marvel.

-Da queste parti mi chiamano Decimus Durmius Drusus. Ma tu puoi chiamarmi “padrone”.

-Non credo proprio. Hai dieci secondi per... – Carol inizia a rispondere, prima di perdere tutto d’un tratto ogni desiderio di combattere. I suoi pugni smettono di brillare e lei rilassa le braccia, mentre Drusus le mostra qualcosa che tiene tra le dita: un microchip.

-Lo so che cosa stai pensando, mia cara. “Quello è il chip dei Vendicatori che impedisce il controllo mentale! Come ha fatto a estrarlo? E’ un telepate! Sta dicendo quello che penso! Non devo pensare a... smettila, bastardo! Lasciami andare!”. Devo continuare... Carol, giusto?

-Vorrei studiare quella tecnologia – aggiunge l’uomo di colore, ma Drusus spezza il microchip.

-Meglio di no. Dimmi chi sei e da dove vieni, Carol.

-Sono Capitan Marvel. Provengo dal futuro.

-Il futuro! Davvero interessante. E vedo che sei stata in Wakanda di recente. Sei stata addestrata nel proteggere la tua mente, vero? Non riesco a vedere molto di più. Non so chi sia questo Xavier a cui stai pensando, Carol, ma lo scoprirò presto. Ho solo bisogno di tempo... e quando mi conoscerai meglio, Carol, capirai che il tempo è qualcosa che davvero non mi manca – spiega Drusus, accarezzando il voto del Capitano; per quanto lei si sforzi, non riesce a muovere un muscolo.

-Ora vediamo di cosa sei capace. Combatti – ordina l’uomo, indicando i gladiatori.

Capitan Marvel si volta verso di loro, muovendosi molto rigidamente mentre cerca di resistere al controllo mentale; troppo lentamente per evitare di essere raggiunta da un energumeno che pesa il doppio di lei soltanto in muscoli e che le sferra un pugno degno di un campione di pesi massimi.

Quando Capitan Marvel blocca il pugno, il rumore delle ossa della mano che si spezzano è superato solo dall’urlo del gladiatore; lei lo spinge da parte, facendolo volare come una bambola di pezza.

E’ chiaro che usare la forza bruta è fuori questione, quindi altri due gladiatori optano per mezzi meno convenzionali: il corpo di Capitan Marvel è avvinghiato da tentacoli di elettricità, mentre raggi oculari vengono assorbiti dalla sua pelle senza fare alcun danno.

Lei si prepara a rilasciare l’energia direttamente contro i suoi assalitori, ed è necessaria tutta la forza di volontà di Carol per abbassare leggermente la mano prima di farlo, giusto quanto basta per colpire il terreno invece di fare a pezzi i gladiatori.

-Una manipolatrice di energia. Che sia una di noi? – chiede il braccio destro di Drusus.

-No, ma nemmeno una pallida imitazione come gli altri. Vieni, Carol, lasciamo questi primitivi ad esercitarsi a combattere tra di loro. Lascia che ti mostri chi sono veramente...

Capitan Marvel si muove nuovamente verso Drusus, incapace di resistere al suo potere, ma improvvisamente si trova davanti una figura incappucciata che appare con un lampo di luce.

-Vieni con me se vuoi vivere libera – dice l’uomo misterioso.

-Ancora tu! Carol, uccidilo!!! – grida Drusus, emettendo al tempo stesso due raggi oculari di pura energia distruttiva. L’intruso si teleporta alle spalle di Capitan Marvel, lasciando che sia lei ad assorbire quell’energia; lei si volta e lo afferra per la gola, ed entrambi svaniscono in un lampo.

 

Capitan Marvel sbatte l’uomo contro un muro, preparandosi a spaccargli la testa, quando si rende conto di non sapere dove si trova: non è più all’interno di un’arena, ma in quello che sembra un tempio egizio illuminato da torce.

-Dove diavolo sono? E tu chi sei? – chiede all’uomo misterioso, lasciandolo andare.

-Sei al sicuro. Mi chiamo Vrenak, e sono qui per aiutarti – risponde, abbassando il cappuccio per rivelare il proprio volto. La sua pelle è porpora e le sue orecchie sono appuntite.

-Non sei umano.

-Nemmeno tu, se Drusus ti ha catturata. Ma finché resterai tra queste mura, la tua mente sarà libera dal suo controllo. Vieni, ti presenterò agli altri rifugiati – la invita Vrenak, scortandola verso una porta segreta. Dall’altra parte c’è un corridoio che, a giudicare dai complessi circuiti integrati nelle pareti, decisamente non appartiene a questo secolo.

-Riconosco lo stile. E’ stato costruito da Rama-Tut – realizza Carol.

-Ci troviamo sotto la sua Sfinge; queste catacombe sono separate dalla superficie da una vibrazione quadridimensionale, gli umani non ci troveranno mai.

-Ho avuto a che fare con diverse razze extra-terrestri, Vrenak, ma non riconosco la tua.

-Chi ha detto che non sono terrestre? – risponde l’uomo, conducendo Carol ad un’altra sezione delle catacombe: un ampio salone dove sono state allestite delle tende da campo.

Dozzine di persone si affacciano ai propri rifugi per osservare la nuova arrivata. Nessuno di loro assomiglia a Vrenak; alcuni sembrano umani, di diverse etnie, mentre altri hanno aspetti mostruosi apparentemente senza nulla che possa metterli in comune. Soltanto una persona osa avvicinarsi: una donna egiziana, apparentemente umana se non fosse per gli occhi viola che brillano come neon.

-Benvenuta, Capitano. Puoi restare tranquilla, non abbiamo intenzione di utilizzare la tecnologia di Rama-Tut; una volta sconfitto Drusus, troveremo un nuovo rifugio.

-Proprio quello che stavo pensando. Anche tu mi hai letto la mente, vero?

-Scusa, forza dell’abitudine. Mi chiamo Viatrix; sono le mie abilità mentali a proteggere queste persone dal controllo di Drusus.

-Se permetti, Viatrix, vorrei scambiare due parole con la nuova arrivata – si intromette un’altra donna, e quando Carol la vede realizza di non avere la più pallida idea di cosa stia succedendo.

-Certamente. Carol Danvers, ti presento la nostra ospite più illustre, Silvia Centenia Sersi.

-Ci conosciamo – si lascia scappare Carol. Abiti d’epoca a parte, Sersi è identica a quando l’ha incontrata alcune settimane fa, millenni nel futuro.

Le due donne si appartano, tenendo la voce bassa per non farsi sentire dai rifugiati.

-Che cosa ci fai qui? Ci sono altri Vendicatori? – le chiede Carol.

-“Vendicatori”? Non so di cosa parli. Ti ha mandata Zuras, vero? Avevo detto a quel vecchiardo che ci avrei pensato io a risolvere la situazione!

-Quindi non sei... diavolo, quanto odio i viaggi nel tempo.

-Vieni dal futuro? Potevi dirlo prima! E’ già la terza volta che mi capita, ma finora non avevo mai incontrato qualcuno che mi conosce. Siamo amiche, nel tuo tempo?

-Diciamo più colleghe. Ascolta, non voglio cambiare la storia, ma gestire gli alieni è il mio lavoro: chi sono queste persone?

-Non sono umani, vero, ma sono di questo mondo. Sono esiliati da una città segreta il cui livello tecnologico rivaleggia con quello di Olympia; lo chiamano Attilan.

-Inumani. Non sapevo ci fosse una comunità di Inumani nell’Antica Roma!

-Non la chiamerei una comunità. Erano sparsi su tutto il continente, prima che Drusus utilizzasse i suoi poteri mentali per chiamarli a sé e schiavizzarli. Quando li ho liberati, si sono nascosti qui.

-Questo Drusus... anche lui è un Inumano?

-No, appartiene alla mia gente, per quanto odi ammetterlo. Il suo vero nome è Druig[iii] e sta cercando di creare un esercito capace di conquistare sia Roma che Olympia.

-Immagino sia stato lui a cercare di invadere Wakanda. Perché gli Eterni non lo fermano? Credevo foste incredibilmente potenti.

-Abbiamo cercato di farlo. Hai incontrato il braccio destro di Druig? E’ un Eterno di nome Phastos, uno dei primi a cadere sotto il controllo di Druig da quando i suoi poteri mentali sono incrementati.

-Incrementati come?

-Grazie a mia figlia – si intromette Viatrix, accompagnata da un uomo che non mostra alcun segno di mutazione; ottenere privacy da una telepate è quasi impossibile.

-A differenza di me Alba è per metà umana, quindi credevo non avesse poteri. Invece Drusus ha scoperto che mia figlia può rendere altri telepati immensamente più potenti di quanto già non siano, ed intende sfruttarla per conquistare l’intero pianeta.

-Se gli Eterni intervenissero, gli daremmo solo un esercito di soldati dai poteri divini. Zuras ci ha proibito di intervenire, preferendo aspettare che Alba muoia di vecchiaia, ma non potevo lasciare che questa povera gente ci andasse di mezzo: hanno già sofferto l’esilio, non si meritano la schiavitù – spiega Sersi. Carol non ha esattamente un’alta opinione di lei, ma sa anche che non si diventa Vendicatori se non se ne ha la stoffa.

-Non avete di che preoccuparvi: vengo dal futuro e non ho neanche mai sentito parlare di Druig, quindi le cose andranno sicuramente per il meglio.

-Per il mondo, forse, ma che ne sarà di mia figlia tra le mani di quel folle? – chiede l’uomo che stringe la mano di Viatrix, evidentemente suo marito.

-Mi dispiace, ma non posso aiutarvi: il rischio di cambiare in peggio la storia è troppo alto.

-Carol, gli Eterni non hanno mai inventato una macchina del tempo, ma se ci aiuti a sconfiggere Druig convincerò Zuras a fare di tutto per riportarti a casa – si offre Sersi.

-E visto che sei preoccupata da questo rifugio, ti prometto che faremo sì che nessuno possa mai più metterci piede – aggiunge Viatrix.

-Anche se volessi aiutarvi, e non sto ancora dicendo sì, che potrei fare? Adesso che non ho più il chip anti-controllo, cosa potrei... – risponde Capitan Marvel, fermandosi a metà frase e toccando il proprio costume all’altezza del collo.

-Mi è venuta un’idea.

 

Nell’arena

La stanza privata di Druig fa sembrare la dimora dell’Imperatore una stalla, ma per l’Eterno è un lugubre tugurio; il fatto che sia abituato a trattare con gli umani non significa che gli piaccia.

Sdraiato su un triclinio mentre una bambina di cinque o sei anni si avvicina con un vassoio carico d’uva, Druig osserva Phastos restare di guardia alla porta d’ingresso.

-Lo sai, se imparassi a divertirti un po’, potrei allentare il controllo mentale – dice Druig, portando telecineticamente alla bocca un chicco d’uva.

-Verranno per prendere la bambina – commenta Phastos.

-Certo che verranno. E diverranno schiavi del mio potere, grazie a te Alba – risponde Druig, accarezzando la testa della bambina.

-Il tuo è un dono straordinario, Alba, specialmente per una mezza umana. Sotto la mia tutela condurrai una vita molto più dignitosa di quella che ti avrebbe riservato la tua specie. Vedrai, potrai avere tutto ciò che desideri.

-Voglio la mamma – si lamenta lei.

-Uhm. Mi sembra che tu ed io abbiamo sempre conversazioni a senso unico, ma imparerai a vederle cose dal mio punto di... – risponde Druig, fermandosi quando l’uva si trasforma improvvisamente in uno sciame di vespe che gli vola direttamente in bocca.

Decisamente non abbastanza da ferire un Eterno, ma una distrazione che dura abbastanza a lungo da permettere a Vrenak di teleportarsi nella stanza assieme alla telepate Viatrix, a Sersi e Capitan Marvel. E sufficiente a Phastos per scagliare il proprio martello verso gli intrusi.

Capitan Marvel afferra l’arma al volo e prende subito il comando della situazione:

-Adesso, Viatrix, mentre è distratto! Sersi, con me!!! – ordina il Capitano, volando verso Phastos con tutta la forza che ha in corpo: abbastanza da trascinare l’Eterno attraverso le mura, dopodiché i due vengono inseguiti da Sersi.

-Alba, andiamo! – dice Viatrix incitando la figlia, afferrandola per mano e voltandosi verso Vrenak: invece di portarla in salvo, però, il teleporta semplicemente svanisce.

-Ho cercato di essere ragionevole con voi – spiega Druig, ripulendosi la bocca da succo d’uva e sangue di vespa per poi puntare il dito verso la telepate:

-Portami la testa di Capitan Marvel, e poi togliti la vita.

-Torna nell’Ade da cui sei venuto – risponde la donna, assalendo Druig con un colpo telepatico talmente potente da farlo vacillare.

-Come hai fatto a... ma certo, la bambina sta potenziando entrambi. Non importa, la mia mente è più forte della tua. Mostrami cosa sai fare, Inumana.

Una volta lanciata la sfida, l’energia psichica nella stanza è così fitta da essere quasi visibile da una mente umana.

 

All’esterno delle mura, Capitan Marvel sta cercando di portare Phastos fuori dalla portata dei poteri di Druig; più facile a dirsi che a farsi, considerata la forza di un Eterno. Infatti Phastos riesce a liberarsi della sua stretta e a volare verso l’arena, schiantandosi con forza.

“Accidenti, non mi aspettavo un peso massimo. Gli Eterni hanno decisamente bisogno di un agente migliore” – pensa Carol, capendo che non è davvero il caso di trattenersi: colpisce Phastos con un pugno alla mascella la cui onda d’urto farebbe esplodere tutte le finestre della città, se usare le finestre fosse già pratica comune.

Phastos non solo è ancora in piedi, ma nemmeno lui ha intenzione di trattenersi: afferra Capitan Marvel e la stringe in una morsa mortale da cui lei non riesce a liberarsi.

-Devo portargli la testa di Capitan Marvel – recita Phastos, senza alcuna emozione.

-Sersi, raggi oculari! – ordina Carol, che sente le ossa iniziare a cedere.

-Non gli farebbero niente! Tutti gli Eterni sono indistruttibili!

-Non su di lui, su di me! E’ l’unico modo con cui posso batterlo!

-Sei impazzita!? Potrei disintegrarti!

-Fallo e basta!!! – insiste Capitan Marvel.

Sersi obbedisce, rilasciando raggi oculari che potrebbero vaporizzare il cemento. Invece non solo Capitan Marvel sopravvive, ma il suo corpo inizia a brillare e la stretta di Phastos si fa meno sicura.

-Ancora! Ancora! – incita l’umana, che improvvisamente spezza la presa dell’Eterno e lo colpisce con una testata decisamente inattesa.

Mentre Phastos si riprende, Capitan Marvel vola alle sue spalle e lo afferra da dietro, spiccando il volo alla massima velocità che si concede nell’atmosfera.

Il che significa che tre secondi dopo entrambi sono in orbita. Capitan Marvel è pronta a scagliare Phastos sulla Luna, ma l’Eterno improvvisamente smette di lottare: si trovano ben oltre la portata dei poteri di Druig.

“Chi sei tu? Perché siamo nello spazio?” – chiede telepaticamente.

“La domanda giusta è: quanta voglia hai di prendere a cazzotti Druig?” pensa Carol in risposta.

 

Nuovamente sulla Terra

Quando Capitan Marvel e Phastos fanno irruzione nelle stanze di Druig, credono di essere pronti a tutto. Ma nessuno dei due sa veramente come comportarsi di fronte a ciò che trovano.

Viatrix ed Alba sono illese, con la bambina tra le braccia della madre e sotto lo sguardo vigile di Sersi. Davanti a loro c’è una statua di sale con le fattezze di Druig e con un’espressione terrorizzata sul volto. Ad ispezionare la statua c’è un uomo corpulento, dalla folta barba rossa, la cui sola presenza sembra annullare l’importanza di qualsiasi altra cosa si trovi al suo sospetto.

-Che cosa è successo qui? – chiede Capitan Marvel, mentre Phastos si inchina di fronte all’uomo dalla barba rossa.

-Le mie scuse, sire. Non sono stato in grado di sconfiggere da solo Druig.

-Non crucciarti, Phastos. Le cose sono comunque andate per il verso giusto – risponde l’uomo con una voce possente che rimbomba nella stanza.

-Vorrei delle risposte. Cosa è successi a Druig e tu chi diavolo sei?

-Capitan Marvel, lui è Zuras, re di Olympia e degli Eterni. Zuras, questa è... – risponde Sersi.

-Carol Susan Jane Danvers, eroina persa nel tempo. Olympia ha un debito di gratitudine verso di te, ragazza, che ho tutta l’intenzione di ripagare.

-Sì, beh, grazie. Iniziamo con cosa è successo a Druig, okay? – chiede Carol: ha incontrato troppi dei ed immortali per essere impressionata.

-Il tuo piano ha funzionato, Capitano: potenziata dalla figlia, la telepatia di Viatrix è stata sufficiente a tenere testa a Druig – spiega Zuras.

-Abbiamo già tentato un piano del genere ed il potere di Druig era sempre superiore; come ha fatto una semplice Inumana a superare gli Eterni? – chiede Phastos.

-Le ho prestato il mio traduttore universale. Dato che funziona su base telepatica, speravo che fosse potenziato da Adria e che desse a Viatrix la spinta di cui aveva bisogno – risponde Carol.

-Non appena il rischio di essere controllato è scemato, mi sono immediatamente recato qui per punirlo e per riparare i danni – continua Zuras, alzando una mano.

Un gesto semplice, a cui con altrettanta semplicità le molecole della stanza iniziano a sciogliersi come neve al sole: gli Eterni si ritrovano a fluttuare mentre l’intera arena svanisce sotto i loro occhi, mentre madre e figlia evitano di precipitare a terra perché sostenute da Capitan Marvel.

“Non avevo idea che gli Eterni fossero così potenti” pensa, non considerando che Zuras la sente.

-Ci sono molte cose che gli umani non sanno. E grazie all’aiuto di queste giovani mortali, non sapranno nulla né dell’esistenza di questa arena né dell’attacco di Druig: i loro ricordi saranno debitamente cancellati, te lo posso assicurare.

-Stai scherzando, vero!? Non hai il diritto di fare una cosa del genere!!! – protesta Sersi.

-Per preservare la pace, posso fare ogni cosa – Zuras risponde, schioccando le dita.

Sersi e Phastos restano immobili per qualche istante, prima di guardarsi attorno con un’espressione di puro disorientamento.

-Che è successo? Dove siamo? – chiede Sersi.

-Vi spiegherò a tempo debito. Ora, vi prego di riportare Druig ad Olympia e di occuparvi di queste giovani mortali. Io devo ricambiare un favore a questa eroina – dice Zuras.

-Un’eroina, hm? Era ora che i mortali tornassero a fare la propria parte, è dalla Guerra di Troia che  ci si annoia da queste parti. Mi piacerebbe conoscerti un po’ di più, miss...

-Ci conosceremo, Sersi. Te lo prometto – risponde Capitan Marvel, mantenendosi volutamente vaga; se quanto le hanno detto sulla sua capacità di cambiare la storia è vero, meglio andare sul sicuro.

 

Un volo intercontinentale dopo

Zuras non ha detto molto durante il volo, se non che sono diretti ad un remoto avamposto di cui solamente gli Eterni Polari sono a conoscenza.

I due atterrano nel mezzo di quella che sembra una lastra di ghiaccio di cento chilometri quadri, che la civiltà non raggiungerà per chissà quanto tempo.

-C’era proprio bisogno di volare alla tua Fortezza della Solitudine, Zuras? Pensavo avresti preferito portarmi ad Olympia.

-Preferisco evitare il rischio che altri Eterni ti risveglino. E se intendevi fare riferimento a qualcosa di specifico, ho smesso di leggerti la mente da quando abbiamo lasciato l’Egitto. Mi scuso per aver letto i tuoi pensieri con tale leggerezza, prima, ma in presenza della bambina i miei poteri mentali erano ben oltre quanto sono abituato a gestire.

-Se hai letto i miei pensieri sai perché sono finita nel passato e cosa sto cercando di evitare.

-Mio nipote Thanos distruggerà tutta la vita se non lo fermerai. Potremmo raggiungere Titano e fermarlo ora, ma il flusso temporale ha già subito fin troppi danni. Quando te ne sarai andata, cancellerò dalla mia stessa mente la conoscenza della sua esistenza.

-E come hai intenzione di rimandarmi a casa, esattamente?

-E’ molto semplice – risponde Zuras, aprendo una porta invisibile. Capitan Marvel oltrepassa con titubanza la soglia, ritrovandosi in un laboratorio Eterno completamente nascosto al mondo.

-Potrei trasmutarti in pietra e farti tornare normale tra diciannove secoli, ma non serve essere un telepate per sapere che dopo quello che hai passato non accetteresti. Ma alcuni Eterni hanno studiato metodi per permettere agli umani di entrare in animazione sospesa, così da preservare per un po’ più di tempo le loro tragicamente brevi vite.

-Un consiglio da una mortale, Zuras: non ci piace ci venga ricordato che prima o poi moriremo.

-Scusa. Quando sei immortale, è un inevitabile argomento di conversazione. Vogliamo procedere?

-Ho altra scelta? – chiede Capitan Marvel, seguendo il re degli immortali verso la capsula di animazione sospesa.

 

 

 

CONTINUA!

 

 

Nel prossimo numero: Per un pugno di Marvel



[i] Carol è stata nell’Egitto di Rama-Tut su Difensori MIT #57

 

[ii] Come visto su Avengers Giant-Size #2 (in Italia, Thor Corno #137-138)

 

[iii] Altrimenti detto “l’unico nemico classico degli Eterni che qualcuno si ricorda e che non è Kro” ?